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lunedì 21 maggio 2018

Scoperto un meccanismo che limita l’efficacia dell'immunoterapia contro il tumore alla prostata / A mechanism has been discovered that limits the effectiveness of immunotherapy against prostate cancer

Scoperto un meccanismo che limita l’efficacia dell'immunoterapia contro il tumore alla prostata / A mechanism has been discovered that limits the effectiveness of immunotherapy against prostate cancer


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa



Uno studio italiano ha chiarito il ruolo di alcune cellule immunitarie nel proteggere il tumore alla prostata dagli attacchi del sistema immunitario. Un'informazione che potrebbe aprire la strada a terapie più specifiche.
L'immunoterapia è una strategia terapeutica contro il cancro, che è efficace in alcuni tipi di tumore, non ancora in tutti. Il tumore alla prostata, per esempio, inibisce in modo efficace gli attacchi del sistema immunitario e dunque è poco sensibile a questa strategia terapeutica. Ora, però, il gruppo di ricerca di Mario Colombo, dell'Istituto nazionale tumori di Milano, ha chiarito alcuni meccanismi cellulari e molecolari alla base di questa soppressione immunitaria, aprendo la strada alla possibilità di applicazioni cliniche. I risultati dello studio condotto con il sostegno di AIRC sono pubblicati sulla rivista Cancer Immunology Research.
La scoperta si basa su alcune conoscenze precedenti: "Sapevamo che la prostata malata presenta, rispetto all'organo sano, un numero più elevato di mastociti, un tipo di cellule del sistema immunitario. Inoltre, è noto che l'ambiente che circonda il tumore è molto tollerante nei confronti di un particolare antigene del tumore" spiega Colombo. Quest'ultimo è una molecola espressa sulla superficie delle cellule tumorali: dovrebbe indurre il sistema immunitario ad attaccare tali cellule e invece viene tollerata.
Per capire se esista un nesso tra le due osservazioni, Colombo e colleghi hanno lavorato con animali di laboratorio, in particolare topi nei quali si trova il tumore e non i mastociti. "Abbiamo verificato che in questi animali la tolleranza all'antigene diminuisce, il sistema immunitario riesce ad attaccare le cellule tumorali e la malattia regredisce. Viceversa, se in questi topolini sono infusi nuovi mastociti, il quadro torna quello di prima, con il ripristino della tolleranza". I ricercatori hanno anche individuato un meccanismo responsabile di questo effetto: l'interazione tra i mastociti e le cellule mieloidi soppressive, altre cellule immunitarie deputate proprio alla soppressione immunitaria, tramite una molecola chiamata CD40.
Non solo: in un passaggio successivo del lavoro il gruppo di Colombo ha verificato che nei pazienti con tumore alla prostata l'andamento clinico della malattia è associato a una particolare "firma genetica" caratterizzata dai livelli di espressione di geni coinvolti nell'interazione tra mastociti e cellule mieloidi soppressive. "In futuro questa firma potrebbe essere utilizzata come marcatore per capire su quali tumori intervenire prima o in modo più aggressivo, mentre le conoscenze sull'interazione tra le cellule immunitarie potrebbero portare alla messa a punto di un'immunoterapia specifica".
ENGLISH
An Italian study has clarified the role of some immune cells in protecting prostate cancer from immune system attacks. An information that could open the way for more specific therapies.
Immunotherapy is a therapeutic strategy against cancer, which is effective in some types of cancer, not yet in all. Prostate cancer, for example, effectively inhibits the attacks of the immune system and is therefore not very sensitive to this therapeutic strategy. Now, however, the research group of Mario Colombo, of the National Cancer Institute of Milan, has clarified some of the cellular and molecular mechanisms underlying this immune suppression, paving the way for the possibility of clinical applications. The results of the study conducted with the support of AIRC are published in the journal Cancer Immunology Research.
The discovery is based on some previous knowledge: "We knew that the diseased prostate has a higher number of mast cells, a type of cells of the immune system, than the healthy organ, and it is known that the environment surrounding the tumor is very tolerant of a particular tumor antigen, "explains Colombo. The latter is a molecule expressed on the surface of tumor cells: it should induce the immune system to attack these cells and instead is tolerated.
To understand if there is a link between the two observations, Colombo and colleagues have worked with laboratory animals, in particular mice in which the tumor is located and not the mast cells. "We have verified that in these animals the antigen tolerance decreases, the immune system succeeds in attacking the tumor cells and the disease regresses .. Vice versa, if these masters are infused with new mast cells, the picture returns that of the first, with the restoration of the tolerance". The researchers also identified a mechanism responsible for this effect: the interaction between mast cells and suppressive myeloid cells, other immune cells dedicated to immune suppression, via a molecule called CD40.
Not only that: in a subsequent step of the work the Colombo group verified that in patients with prostate cancer the clinical course of the disease is associated with a particular "genetic signature" characterized by the expression levels of genes involved in the interaction between mast cells and suppressive myeloid cells. "In the future this signature could be used as a marker to understand which tumors to intervene earlier or more aggressively, while knowledge about the interaction between immune cells could lead to the development of a specific immunotherapy".
Da:
http://www.airc.it/finanziamenti/progetti/meccanismo-che-limita-efficacia-immunoterapia-contro-tumore-prostata/?ets_cmmk=3708&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=mensile-maggio-2018&utm_content=traguardi_efficacia-immunoterapia&ets_sgmt=21254