Attestato di partecipazione al webinar #176 – 30 ottobre 2026 – Primo Congresso Nazionale #DiCultHer – Quarta giornata – Che scuola vogliamo abitare? organizzato da DiCultHer / Certificate of participation in webinar #176 – October 30, 2026 – First #DiCultHer National Congress – Day 4 – What kind of school do we want to inhabit? – organized by DiCultHer /#1-11-2026
Attestato di partecipazione al webinar #176 – 30 ottobre 2026 – Primo Congresso Nazionale #DiCultHer – Quarta giornata – Che scuola vogliamo abitare? organizzato da DiCultHer / Certificate of participation in webinar #176 – October 30, 2026 – First #DiCultHer National Congress – Day 4 – What kind of school do we want to inhabit? – organized by DiCultHer /#1-11-2026
Dott. Giuseppe Cotellessa
Nella giornata di venerdì 30 ottobre 2026 si terrà dalle 15:00 alle 18:00 il Webinar #176, quarta giornata del Primo Congresso Nazionale #DiCultHer.
Nel Webinar, il cui titolo è “Che scuola vogliamo abitare ?“ si tirano le fila del Congresso
Le autrici e gli autori del numero 18 della Rivista Culture Digitali e le scuole tornano insieme sul lavoro dell’anno; Alessandra Agnolon apre la dimensione europea di #DiCultHer, e Beatrice Artizzu si collega da Seoul.
Durante il Webinar viene anche consegnato il Premio «Dino Buzzetti», che riconosce il lavoro di scuola più vicino al modo di pensare di Dino Buzzetti:
- interpretare invece di recuperare,
- trattare il patrimonio come ambiente di senso,
- dichiarare le proprie mediazioni e i propri limiti.
Questi tre criteri sono anche la risposta che la giornata dà alla domanda del titolo. La scuola che vogliamo abitare è una scuola che interpreta, che tratta ciò che riceve come un ambiente di senso, e che dichiara i propri limiti invece di nasconderli.
Lo sguardo verso il percorso 2026-2027 prepara il passaggio alla nuova programmazione, che sarà presentata al webinar del 6 novembre, e, in presenza, il 16 novembre presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati.
A tutti — relatori, docenti, studenti — chiediamo una cosa sola durante il pomeriggio: una frase che risponda alla domanda del titolo, e da lì ripartiamo il 6 novembre.
Programma
ore 15:00 · Apertura
Introducono e moderano: Carmine Marinucci, Presidente DiCultHer · Giovanni Piscolla, Direttore DiCultHer · Silvia Mazzeo, Responsabile DiCultHer Academy
ore 15:10 · “Ora, lege et labora“, “Ecologia dell’intelligenza” e Premio «Dino Buzzetti»
Silvia Mazzeo, «Ora, lege et labora: una regola civile alla prova dell’aula». Non la spiegazione di un principio, ma la sua verifica: centonove elaborati, e che cosa succede quando un docente prova ad applicarlo.
Per il Premio «Dino Buzzetti» si leggono i tre criteri, si legge la motivazione e la parola passa a chi quel lavoro lo ha fatto: le ragazze e i ragazzi, con i loro insegnanti.
ore 15:40 · Alessandro Fusacchia, autore di «Interspecie» — Cosa posso scrivere io che non potrà scrivere un’intelligenza artificiale? Ciò che in ognuno resta intraducibile»
– Che cosa cambia quando la stessa questione la guardiamo da Paesi diversi.
Alessandra Agnolon — i progetti europei e le relazioni internazionali di #DiCultHer
Beatrice Artizzu — in collegamento da Seoul, il progetto BoomHUB
Hatice Kırmacı — fondatrice di Women Science Teachers, dalla Turchia
Jessica Gessoli — dal Brasile
Sadeen Aljariri, Amman, Giordania, Videomessaggio. Dagli «occhi sulla strada» di Jane Jacobs al vicinato contrattuale
Conclusione: Che scuola vogliamo abitare – le esperienza del primo Congresso DiCultHer, come ponte al 6 novembre, quando presenteremo la programmazione 2026-27.
COLTIVARE, EDUCARE, UMANIZZARE Sono i tre verbi con cui abbiamo attraversato il Congresso. Il 30 ottobre proviamo a coniugarli al futuro:
- COLTIVARE, perché la conoscenza non si genera con un click. Richiede tempo, attenzione, cura, relazioni e responsabilità.
- EDUCARE, perché l’IA non è soltanto una questione tecnologica. Interroga il giudizio, la libertà, la cittadinanza, la capacità di distinguere, verificare e scegliere.
- UMANIZZARE, perché nessuna innovazione è davvero tale se impoverisce le relazioni, uniforma le culture o sottrae alle persone la responsabilità delle proprie decisioni. L’innovazione acquista senso quando rafforza dignità, inclusione, pluralità, democrazia e bene comune.

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