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venerdì 20 aprile 2018

Scoperto un nuovo meccanismo di risposta al danno renale acuto / A new mechanism for responding to acute kidney damage has been discovered

Scoperto un nuovo meccanismo di risposta al danno renale acutoA new mechanism for responding to acute kidney damage has been discovered


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa



Su Nature Communications, uno studio del gruppo di Paola Romagnani, docente dell’Università di Firenze e nefrologa del Meyer, ha scoperto un nuovo meccanismo di risposta al danno renale acuto.

Uno studio firmato da un gruppo dell’Università di Firenze e dell’ospedale pediatrico Meyer rivoluziona le conoscenze sul danno renale acuto, dimostrando come la capacità rigenerativa del rene sia limitata e confermando che le cellule staminali rappresentano un importante target terapeutico.
Il danno renale acuto è una patologia frequente: nel mondo affligge 13,3 milioni di persone con 1,7 milionidi morti all’anno  e costa al sistema sanitario più dei tumori al seno, al polmone e all’intestino, sommati insieme. Può essere causato da molte condizioni, come disidratazione, uso di alcuni farmaci, esposizione a sostanze tossiche, infezioni importanti, interventi chirurgici. Fino a oggi, il danno renale acuto, se non mortale, è stato considerato una patologia potenzialmente reversibile.
Uno studio effettuato da Paola Romagnani,Responsabile della SOD di Nefrologia e Dialisi all’Ospedale pediatrico Meyer e docente di Nefrologia all’Università di Firenze e dal suo gruppo – in particolare dalle ricercatrici Elena Lazzeri e Maria Lucia Angelotti -, pubblicato sulla rivista Nature Communications, rivoluziona le nostre conoscenze su questa importante malattia.
Il gruppo ha scoperto che la capacità rigenerativa del rene in risposta al danno renale acuto è limitata e che il recupero della funzione dell’organo è in gran parte dovuto al fatto che le cellule sopravvissute aumentano di dimensioni, sforzandosi di incrementare la loro attività, grazie ad un nuovo meccanismo di risposta al danno renale acuto denominato endociclo. L’endociclo consente alle cellule di raddoppiare il loro DNA senza dividersi, recuperando rapidamente la funzione ed evitando la morte, ma non permette di rigenerare il tessuto danneggiato. Pertanto, gran parte del tessuto perso non viene rimpiazzato ed episodi, anche lievi, della patologia lasciano un danno permanente, anche in caso di apparente completo recupero della funzione dell’organo. Questo spiega perché pazienti che hanno avuto un danno renale acuto abbiano un aumentato rischio di sviluppare una malattia renale cronica negli anni successivi e suggerisce che si dovrebbe fare ogni sforzo per prevenire il danno renale acuto.

Lo studio ha dimostrato anche che una parte del tessuto renale perduto viene rigenerato dalle cellule staminali renali, che però non riescono a riparare completamente il tessuto danneggiato. “La buona notizia tuttavia – spiega Paola Romagnani – è che la stimolazione della funzione delle cellule staminali renali con farmaci specifici è in grado di potenziare la loro capacità rigenerativa ed evitare il danno renale permanente che può seguire ad un danno renale acuto, suggerendo che queste cellule rappresentano un importante bersaglio terapeutico per questa malattia”.
ENGLISH
In Nature Communications, a study by the team of Paola Romagnani, a professor at the University of Florence and a nephrologist at Meyer, has discovered a new mechanism for responding to acute kidney injury.
A study signed by a team of the University of Florence and the Meyer pediatric hospital revolutionizes the knowledge of acute kidney damage, demonstrating how the regenerative capacity of the kidney is limited and confirming that stem cells represent an important therapeutic target.
Acute kidney injury is a common condition: in the world it affects 13.3 million people with 1.7 million deaths per year and costs the health system more than breast, lung and gut tumors, added together. It can be caused by many conditions, such as dehydration, use of certain drugs, exposure to toxic substances, major infections, surgery. Until now, acute kidney injury, if not fatal, has been considered a potentially reversible disease.
A study carried out by Paola Romagnani, Head of the SOD of Nephrology and Dialysis at the Meyer Pediatric Hospital and Professor of Nephrology at the University of Florence and her group - in particular by the researchers Elena Lazzeri and Maria Lucia Angelotti - published in the journal Nature Communications , revolutionizes our knowledge on this important disease.
The team found that the regenerative capacity of the kidney in response to acute kidney injury is limited and that the recovery of organ function is largely due to the fact that the surviving cells increase in size, striving to increase their activity, thanks a new mechanism of response to acute renal damage called the endocycline. The endocycle allows cells to double their DNA without dividing, quickly recovering function and avoiding death, but it does not allow regenerating damaged tissue. Therefore, much of the lost tissue is not replaced and even mild episodes of the pathology leave permanent damage, even in the case of an apparent complete recovery of the organ's function. This explains why patients who have had acute kidney damage have an increased risk of developing chronic kidney disease in later years and suggests that every effort should be made to prevent acute kidney injury.
The study also showed that a part of the lost kidney tissue is regenerated by the renal stem cells, but they can not completely repair the damaged tissue. "The good news, however - explains Paola Romagnani - is that stimulation of renal stem cell function with specific drugs is able to enhance their regenerative capacity and avoid the permanent renal damage that can follow to acute kidney damage, suggesting that these cells represent an important therapeutic target for this disease ".
Da:
https://www.galileonet.it/2018/04/scoperto-meccanismo-risposta-danno-renale-acuto/