Infiammazione del corpo: la scienza ha trovato l'interruttore per spegnerla. Ecco qual è. / Inflammation in the body: science has found the switch to turn it off. Here's what it is.

Infiammazione del corpo: la scienza ha trovato l'interruttore per spegnerla. Ecco qual è.Inflammation in the body: science has found the switch to turn it off. Here's what it is.


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa




Infiammazione del corpo

L'infiammazione è un meccanismo biologico fondamentale per la sopravvivenza. Si attiva come risposta immediata ad insulti esterni come infezioni o traumi per coordinare il reclutamento delle cellule immunitarie ed avviare la riparazione dei tessuti. In condizioni fisiologiche, una volta risolto il danno, questo processo si estingue da sé. In qualche caso, tuttavia, i meccanismi di controllo falliscono e l'infiammazione persiste. Si parla allora di forma cronica, una condizione silenziosa e spesso invalidante, associata a patologie come le cardiopatie ed il diabete di tipo 2. La ricerca scientifica si è concentrata a lungo sull'individuazione di un potenziale "freno a mano naturale", in grado di disattivare questo stato persistente senza azzerare la risposta necessaria alla guarigione. E una nuova ricerca potrebbe indicare la strada.

Lo studio

Un recente studio sperimentale, pubblicato sulla rivista Nature Communications, ha indagato i meccanismi della flogosi coinvolgendo 48 volontari sani. Per innescare una risposta infiammatoria controllata che simulasse gli effetti di un'infezione o di un infortunio, i ricercatori hanno iniettato negli avambracci dei partecipanti una piccola quantità di batteri E. coli inattivati tramite raggi UV. Questa procedura ha generato una reazione locale caratterizzata dai sintomi clinici classici, ovvero dolore, arrossamento, calore e gonfiore. Parametri che sono stati monitorati nel tempo per valutare l'andamento dell’infiammazione e la sua risoluzione.

Un nuovo bersaglio terapeutico

I partecipanti sono stati suddivisi in gruppi che hanno ricevuto il farmaco GSK2256294 od un placebo. La molecola agisce inibendo l'enzima idrolasi degli epossidi solubile (sEH), responsabile della degradazione degli epossi-ossilipine. Si tratta di piccole molecole lipidiche che agiscono come limitatori naturali del sistema immunitario. Bloccando l'azione dell'sEH, il farmaco permette a questo "freno a mano molecolare" di rimanere attivo più a lungo, potenziando così la capacità dell'organismo di modulare ed arrestare la cascata infiammatoria.

Risultati promettenti

I partecipanti sono stati suddivisi ulteriormente in gruppi per valutare l'efficacia del farmaco somministrato sia preventivamente (due ore prima dello stimolo) sia a sintomi già manifesti (quattro ore dopo). In entrambi i casi, chi ha ricevuto il GSK2256294 ha riportato una scomparsa del dolore molto più rapida rispetto al gruppo placebo. Le analisi hanno inoltre evidenziato una netta riduzione dei monociti, i globuli bianchi strettamente correlati all'infiammazione cronica, sia nel sangue che nei tessuti. Sebbene l'effetto su arrossamento e gonfiore sia stato limitato, i ricercatori hanno identificato una specifica epossi-ossilipina, denominata 12,13-EpOME, capace di disattivare la proteina responsabile della trasformazione dei monociti e, di conseguenza, spegnere il processo infiammatorio.

Quando arriva la terapia?

L'importanza di questa scoperta sta soprattutto nella possibilità di gestire l'infiammazione cronica, che è anche uno dei tratti distintivi dell'invecchiamento. Con l'avanzare dell'età, le cellule senescenti secernono citochine infiammatorie che ostacolano la funzionalità delle cellule più giovani e contribuiscono a demenza, artrite e malattie cardiache. Arrivare ai trial clinici e sviluppare un farmaco dal profilo di sicurezza accettabile significherebbe, quindi, poter chiarire meccanismi comuni a diverse patologie come cancro, morbo di Crohn e lupus.

ENGLISH

Inflammation in the Body

Inflammation is a biological mechanism essential to survival. It activates as an immediate response to external insults such as infection or trauma to coordinate the recruitment of immune cells and initiate tissue repair. Under physiological conditions, once the damage has been resolved, this process self-resolves. In some cases, however, the control mechanisms fail, and inflammation persists. This is referred to as the chronic form, a silent and often disabling condition associated with diseases such as heart disease and type 2 diabetes. Scientific research has long focused on identifying a potential "natural handbrake" capable of deactivating this persistent state without suppressing the response necessary for healing. And new research may point the way.

The Study

A recent experimental study, published in the journal Nature Communications, investigated the mechanisms of inflammation involving 48 healthy volunteers. To trigger a controlled inflammatory response that mimicked the effects of an infection or injury, researchers injected participants' forearms with a small amount of UV-inactivated E. coli bacteria. This procedure generated a local reaction characterized by classic clinical symptoms: pain, redness, heat, and swelling. These parameters were monitored over time to assess the progression of the inflammation and its resolution.

A new therapeutic target

Participants were divided into groups that received the drug GSK2256294 or a placebo. The molecule works by inhibiting the enzyme soluble epoxide hydrolase (sEH), responsible for the degradation of epoxylipins. These are small lipid molecules that act as natural limiters of the immune system. By blocking the action of sEH, the drug allows this "molecular handbrake" to remain active longer, thus enhancing the body's ability to modulate and halt the inflammatory cascade.

Promising Results

Participants were further divided into groups to evaluate the effectiveness of the drug, administered both prophylactically (two hours before the stimulus) and after symptoms had already manifested (four hours afterward). In both cases, those receiving GSK2256294 reported a much faster resolution of pain compared to the placebo group. Analyses also showed a significant reduction in monocytes, white blood cells closely linked to chronic inflammation, both in the blood and tissues. Although the effect on redness and swelling was limited, the researchers identified a specific epoxylipin, called 12,13-EpOME, capable of inactivating the protein responsible for monocyte transformation and, consequently, suppressing the inflammatory process.

When will therapy arrive?

The importance of this discovery lies above all in the possibility of managing chronic inflammation, which is also a hallmark of aging. As we age, senescent cells secrete inflammatory cytokines that hinder the function of younger cells and contribute to dementia, arthritis, and heart disease. Reaching clinical trials and developing a drug with an acceptable safety profile would therefore mean clarifying mechanisms common to various diseases such as cancer, Crohn's disease, and lupus.

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 Infiammazione del corpo: la scienza ha trovato l'interruttore per spegnerla. Ecco qual è

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