Infiammazione del corpo: la scienza ha trovato l'interruttore per spegnerla. Ecco qual è. / Inflammation in the body: science has found the switch to turn it off. Here's what it is.
Infiammazione del corpo: la scienza ha trovato l'interruttore per spegnerla. Ecco qual è. / Inflammation in the body: science has found the switch to turn it off. Here's what it is.
Infiammazione del corpo
L'infiammazione è un meccanismo biologico fondamentale per la sopravvivenza. Si attiva come risposta immediata ad insulti esterni come infezioni o traumi per coordinare il reclutamento delle cellule immunitarie ed avviare la riparazione dei tessuti. In condizioni fisiologiche, una volta risolto il danno, questo processo si estingue da sé. In qualche caso, tuttavia, i meccanismi di controllo falliscono e l'infiammazione persiste. Si parla allora di forma cronica, una condizione silenziosa e spesso invalidante, associata a patologie come le cardiopatie ed il diabete di tipo 2. La ricerca scientifica si è concentrata a lungo sull'individuazione di un potenziale "freno a mano naturale", in grado di disattivare questo stato persistente senza azzerare la risposta necessaria alla guarigione. E una nuova ricerca potrebbe indicare la strada.
Lo studio
Un recente studio sperimentale, pubblicato sulla rivista Nature Communications, ha indagato i meccanismi della flogosi coinvolgendo 48 volontari sani. Per innescare una risposta infiammatoria controllata che simulasse gli effetti di un'infezione o di un infortunio, i ricercatori hanno iniettato negli avambracci dei partecipanti una piccola quantità di batteri E. coli inattivati tramite raggi UV. Questa procedura ha generato una reazione locale caratterizzata dai sintomi clinici classici, ovvero dolore, arrossamento, calore e gonfiore. Parametri che sono stati monitorati nel tempo per valutare l'andamento dell’infiammazione e la sua risoluzione.
Un nuovo bersaglio terapeutico
I partecipanti sono stati suddivisi in gruppi che hanno ricevuto il farmaco GSK2256294 od un placebo. La molecola agisce inibendo l'enzima idrolasi degli epossidi solubile (sEH), responsabile della degradazione degli epossi-ossilipine. Si tratta di piccole molecole lipidiche che agiscono come limitatori naturali del sistema immunitario. Bloccando l'azione dell'sEH, il farmaco permette a questo "freno a mano molecolare" di rimanere attivo più a lungo, potenziando così la capacità dell'organismo di modulare ed arrestare la cascata infiammatoria.
Risultati promettenti
I partecipanti sono stati suddivisi ulteriormente in gruppi per valutare l'efficacia del farmaco somministrato sia preventivamente (due ore prima dello stimolo) sia a sintomi già manifesti (quattro ore dopo). In entrambi i casi, chi ha ricevuto il GSK2256294 ha riportato una scomparsa del dolore molto più rapida rispetto al gruppo placebo. Le analisi hanno inoltre evidenziato una netta riduzione dei monociti, i globuli bianchi strettamente correlati all'infiammazione cronica, sia nel sangue che nei tessuti. Sebbene l'effetto su arrossamento e gonfiore sia stato limitato, i ricercatori hanno identificato una specifica epossi-ossilipina, denominata 12,13-EpOME, capace di disattivare la proteina responsabile della trasformazione dei monociti e, di conseguenza, spegnere il processo infiammatorio.
Quando arriva la terapia?
L'importanza di questa scoperta sta soprattutto nella possibilità di gestire l'infiammazione cronica, che è anche uno dei tratti distintivi dell'invecchiamento. Con l'avanzare dell'età, le cellule senescenti secernono citochine infiammatorie che ostacolano la funzionalità delle cellule più giovani e contribuiscono a demenza, artrite e malattie cardiache. Arrivare ai trial clinici e sviluppare un farmaco dal profilo di sicurezza accettabile significherebbe, quindi, poter chiarire meccanismi comuni a diverse patologie come cancro, morbo di Crohn e lupus.
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Infiammazione del corpo: la scienza ha trovato l'interruttore per spegnerla. Ecco qual è
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