Perché alcuni cervelli resistono ai sintomi dell'Alzheimer / Why Some Brains Resist Alzheimer’s Symptoms

Perché alcuni cervelli resistono ai sintomi dell'Alzheimer Why Some Brains Resist Alzheimer’s Symptoms


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa


I ricercatori hanno scoperto degli schemi genetici che proteggono alcune persone dai sintomi dell'Alzheimer.

I ricercatori dell'Università della California di San Diego hanno scoperto nuove informazioni su uno degli enigmi più complessi della malattia di Alzheimer: perché alcuni anziani mantengono la lucidità mentale nonostante presentino i tipici cambiamenti cerebrali associati alla malattia. Questa condizione, nota come malattia di Alzheimer asintomatica (AsymAD), è stata osservata a lungo ma è ancora poco compresa. Decifrare questa naturale resilienza potrebbe aprire la strada ad una diagnosi precoce ed a nuove strategie per prevenire la perdita di memoria prima della comparsa dei sintomi.


"Anche quando il cervello mostra chiari segni di Alzheimer, alcune persone mantengono la lucidità mentale", ha affermato il co-autore senior Sushil K. Mahata, PhD, professore a contratto di medicina presso la UC San Diego School of Medicine e fisiologo ricercatore presso il VA San Diego Healthcare System. "Stiamo iniziando a scoprire i meccanismi di difesa innati del cervello, e questo potrebbe cambiare radicalmente il nostro approccio al trattamento".


Attualmente, oltre 7 milioni di americani convivono con il morbo di Alzheimer. Tuttavia, si stima che il 20-30% delle persone con patologie cerebrali correlate all'Alzheimer rimanga asintomatico, mantenendo una normale funzione cognitiva nonostante la presenza di placche amiloidi e grovigli neurofibrillari nel cervello.

Per studiare questo fenomeno, i ricercatori dell'UC San Diego hanno analizzato l'espressione genica in migliaia di campioni di cervello umano. Utilizzando un quadro avanzato basato sull'intelligenza artificiale, sviluppato dal co-autore senior Debashis Sahoo, PhD, professore associato di pediatria e informatica presso l'UC San Diego, il gruppo ha identificato modelli molecolari coerenti, legati alla progressione della malattia ed alla protezione da essa, in diversi set di dati indipendenti.


Principali risultati

  • I ricercatori hanno identificato una "impronta digitale" di espressione genica distintiva che separa chiaramente l'invecchiamento normale, l'Alzheimer sintomatico e l'Alzheimer asintomatico.
  • Queste firme molecolari si sono dimostrate riproducibili in diverse coorti umane, rafforzando il loro potenziale di applicazione clinica.
  • I cervelli che sono rimasti cognitivamente intatti nonostante i cambiamenti legati all'Alzheimer hanno mostrato un modello genetico protettivo, con una minore attività nei geni legati all'accumulo di Tau - una proteina che può formare grovigli dannosi nella malattia di Alzheimer - ed una maggiore attività nei sistemi di risposta allo stress cellulare.
  • Una proteina chiamata cromogranina A (CgA) è emersa come un potenziale interruttore molecolare in grado di determinare se le alterazioni cerebrali simili a quelle dell'Alzheimer portino alla perdita di memoria.
  • Negli studi sui topi, la rimozione della cromogranina A (CgA) ha protetto dai danni correlati all'Alzheimer. Questo effetto protettivo è risultato ancora più marcato nelle femmine, che hanno anche mostrato una ridotta accumulazione di proteina Tau.

Nel loro insieme, questi risultati identificano i percorsi di risposta allo stress incentrati sulla cromogranina A (CgA) come fattori chiave della resilienza cognitiva. Lo studio introduce inoltre un potente quadro combinato computazionale e sperimentale per accelerare la scoperta di terapie preventive per la malattia di Alzheimer. Lo studio,  pubblicato su Acta Neuropathologica Communications, è stato condotto da Sahoo e Mahata.  


ENGLISH


Researchers uncover gene patterns that protect some people from Alzheimer’s symptoms.

Researchers at the University of California San Diego have uncovered new insights into one of Alzheimer’s disease’s most puzzling questions: why some older adults remain mentally sharp despite having hallmark brain changes linked to the disease. This condition-known as asymptomatic Alzheimer’s disease (AsymAD )- has long been observed but poorly understood. Decoding this natural resilience could pave the way for earlier detection and new strategies to prevent memory loss before symptoms begin.


“Even when the brain shows clear signs of Alzheimer’s, some people stay mentally sharp,” said co-senior author Sushil K. Mahata, PhD, adjunct professor of medicine at UC San Diego School of Medicine and research physiologist at the VA San Diego Healthcare System. “We’re beginning to uncover the brain’s built-in defenses-and that could fundamentally change how we approach treatment.”


More than 7 million Americans are currently living with Alzheimer’s disease. However, an estimated 20–30% of individuals with Alzheimer’s-related brain pathology remain asymptomatic, maintaining normal cognition despite the presence of amyloid plaques and neurofibrillary tangles in the brain.

To investigate this phenomenon, UC San Diego researchers analyzed gene expression across thousands of human brain samples. Using an advanced artificial intelligence–based framework developed by co-senior author Debashis Sahoo, PhD, associate professor of pediatrics and computer science at UC San Diego, the team identified consistent molecular patterns linked to disease progression - and protection - across multiple independent datasets.


Key findings

  • Researchers identified a distinct gene expression “fingerprint” that clearly separates normal aging, symptomatic Alzheimer’s, and asymptomatic Alzheimer’s.
  • These molecular signatures were reproducible across multiple human cohorts, strengthening their potential for clinical translation.
  • Brains that remained cognitively intact despite Alzheimer’s-related changes showed a protective gene pattern, with lower activity in genes linked to the buildup of Tau - a protein that can form damaging tangles in Alzheimer’s disease  and higher activity in cellular stress-response systems
  • A protein called Chromogranin A (CgA) emerged as a potential molecular switch that may determine whether Alzheimer’s-like brain changes lead to memory loss.
  • In mouse studies, removal of CgA protected against Alzheimer’s-related damage. This protective effect was even stronger in females, who also showed reduced Tau accumulation.

Together, these findings identify CgA-centered stress-response pathways as key drivers of cognitive resilience. The study also introduces a powerful combined computational and experimental framework to accelerate the discovery of preventive therapies for Alzheimer’s disease. The study, published in Acta Neuropathologica Communicationswas led by Sahoo and Mahata.  


Da:

https://www.technologynetworks.com/neuroscience/news/why-some-brains-resist-alzheimers-symptoms-411918?utm_campaign=NEWSLETTER_TN_Breaking%20Science%20News&utm_medium=email&_hsenc=p2ANqtz-_oUK9GiC3-iY0S-i8KKhDBH98LW0GiS9j4Y7ylwOtXANjqQn0zS_RoULzR8RjykHsqCsDrC5NheuIEX61cTnfzTCXUsXFL0llLlD3FbjVg28n5mA4&_hsmi=415088533&utm_content=415088533&utm_source=hs_email

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