Il delirio postoperatorio si distingue come principale fattore predittivo del declino cognitivo. / Postoperative Delirium Stands Out as Major Predictor of Cognitive Decline

 Il delirio postoperatorio si distingue come principale fattore predittivo del declino cognitivo. / Postoperative Delirium Stands Out as Major Predictor of Cognitive Decline


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa




La confusione acuta è risultata fortemente associata al declino cognitivo a lungo termine, indipendentemente dai ricoveri ospedalieri successivi.

Il delirio postoperatorio, un improvviso cambiamento dello stato mentale caratterizzato da confusione, disattenzione ed alterazione del pensiero che può svilupparsi dopo un intervento chirurgico, è la complicanza postoperatoria più comune negli anziani. Questo fenomeno è associato a esiti negativi come il declino cognitivo a lungo termine e l'insorgenza di demenza. Può innescare una serie di ricoveri ospedalieri, inclusi soggiorni in terapia intensiva (ICU), in unità di cure post-acute od in entrambe.

Tuttavia, poiché il delirio tende a manifestarsi più frequentemente nei pazienti più fragili, non è chiaro in che misura il suo legame con il declino cognitivo sia attribuibile a patologie preesistenti od alla fragilità, piuttosto che agli effetti persistenti dell'episodio delirante stesso.

Un nuovo studio si è proposto di verificare tale ipotesi seguendo gli anziani dopo un intervento chirurgico e chiedendosi se i ricoveri ospedalieri successivi, in quanto indicatori di malattia e fragilità, potessero spiegare l'associazione tra delirio postoperatorio e declino cognitivo a lungo termine.

Il gruppo di ricercatori, guidato dalla Harvard Medical School e dalla Warren Alpert Medical School della Brown University, ha scoperto che il delirio postoperatorio è un predittore più forte del declino cognitivo a lungo termine negli anziani rispetto ai ricoveri ospedalieri. Sebbene i ricoveri ospedalieri ed i periodi di degenza in terapia intensiva od in riabilitazione post-acuta fossero associati al declino cognitivo a lungo termine, questi fattori non spiegavano l'impatto del delirio sulla salute cerebrale a lungo termine.

I risultati sono stati pubblicati l'8 giugno su JAMA Internal Medicine.

"Avevamo previsto che almeno una parte dell'effetto del delirio sulla cognizione a lungo termine sarebbe stata dovuta ai ricoveri ospedalieri successivi, che riflettevano gravi condizioni mediche", ha affermato l'autrice senior Sharon Inouye, professoressa di medicina presso l'Hebrew SeniorLife della Harvard Medical School e direttrice dell'Aging Brain Center presso l'Hinda and Arthur Marcus Institute for Aging Research. "Siamo rimasti sorpresi nello scoprire che i ricoveri ospedalieri successivi non spiegavano in alcun modo l'effetto del delirio sul declino cognitivo".

Ciò rafforza l'inclusione del delirio nell'elenco dei fattori modificabili che aumentano il rischio di futuro declino cognitivo e demenza, come l'ipertensione, il colesterolo alto, il fumo, la perdita dell'udito e la depressione.

Sebbene lo studio non possa dimostrare un rapporto di causalità, i risultati mettono in discussione la convinzione diffusa che il delirio sia semplicemente un indicatore di un paziente più malato e rafforzano l'ipotesi che il delirio stesso possa influenzare la salute cerebrale a lungo termine. Ciò sottolinea l'importanza della prevenzione e della gestione del delirio negli anziani sottoposti ad intervento chirurgico, affermano gli autori, soprattutto considerando che esistono già strategie efficaci per ridurre l'incidenza del delirio, molte delle quali sviluppate da Inouye e colleghi.

Monitoraggio della salute cerebrale dopo un intervento chirurgico

I ricercatori hanno analizzato i dati della coorte SAGES (Successful Aging After Elective Surgery), uno studio osservazionale a lungo termine finanziato dal National Institute on Aging presso i National Institutes of Health, che ha seguito 560 adulti di età pari o superiore a 70 anni, misurandone le funzioni cognitive ogni sei mesi per tre anni e successivamente con cadenza annuale per un massimo di sei anni.

Utilizzando una batteria dettagliata di test cognitivi composta da 11 test diversi, Inouye e colleghi hanno scoperto che i cambiamenti cognitivi successivi ad un intervento chirurgico sono complessi e che il delirio può influenzare la cognizione fino a cinque anni dopo il suo insorgere.

Come previsto, i ricercatori hanno scoperto che i pazienti che manifestavano delirio postoperatorio venivano ricoverati più frequentemente e che ogni ricovero era associato ad un calo delle prestazioni cognitive nel tempo.

I ricercatori hanno inoltre utilizzato metodi statistici per valutare se il numero ed il tipo di ricoveri ospedalieri successivi, come ad esempio i ricoveri in terapia intensiva od in strutture di assistenza post-acuta, potessero modificare o spiegare la forza del legame tra delirio e declino cognitivo a lungo termine. Contrariamente alle aspettative iniziali, la correzione per tali ricoveri non ha modificato in modo significativo l'impatto del delirio sul declino cognitivo a lungo termine.

"Abbiamo osservato che il delirio era associato ad un declino cognitivo ad un ritmo più rapido rispetto a quello che si riscontra normalmente in caso di lieve deterioramento cognitivo, e che l'effetto non era mediato da un nuovo ricovero ospedaliero", ha affermato Tammy Hshieh, professoressa assistente di medicina presso il Brigham and Women's Hospital della Harvard Medical School e co-prima autrice dello studio.

Lo studio "sottolinea l'importanza cruciale di comprendere e prevenire meglio il delirio negli anziani", ha affermato Zachary Kunicki, co-primo autore e professore assistente presso la Warren Alpert Medical School.

Gli autori sottolineano che saranno necessarie ulteriori ricerche per comprendere i meccanismi biologici attraverso i quali il delirio può portare al declino cognitivo.

Inouye ed i suoi colleghi stanno anche esplorando come questa connessione funzioni nella direzione opposta: comprendere perché la demenza sia un fattore di rischio per l'insorgenza del delirio e come la neurodegenerazione, l'infiammazione e la fragilità possano ridurre la capacità del cervello che invecchia di resistere a stress come interventi chirurgici e ricoveri ospedalieri.


ENGLISH

Acute confusion was strongly associated with long-term cognitive decline regardless of rehospitalizations

Postoperative delirium — a sudden change in mental state marked by confusion, inattention, and altered thinking that can develop after surgery — is the most common postoperative complication in older adults. The phenomenon is associated with poor outcomes such as long-term cognitive decline and incident dementia. It can lead to a cascade of rehospitalizations, including stays in the intensive care (ICU) unit, post-acute care unit, or both.

But because delirium tends to occur more often in sicker patients, it has been unclear to what extent its link with cognitive decline is attributable to preexisting illness or frailty versus enduring effects of the delirium event itself.

A new study aimed to test that idea by following older adults after surgery and asking whether rehospitalizations, as a marker of illness and frailty, could explain the association between postoperative delirium and long-term cognitive decline.

The team — led by researchers at Harvard Medical School and the Warren Alpert Medical School of Brown University — found that postoperative delirium is a stronger predictor of long-term cognitive decline in older adults than rehospitalizations. While rehospitalizations and intensive care or post-acute rehabilitation stays were associated with long-term cognitive decline, those factors did not explain the impact of delirium on long-term brain health.

Results were published June 8 in JAMA Internal Medicine.

“We had anticipated that at least part of the effect of delirium on long-term cognition would be due to rehospitalizations which reflected serious medical conditions,” said senior author Sharon Inouye, HMS professor of medicine at Hebrew SeniorLife and director of the Aging Brain Center at the Hinda and Arthur Marcus Institute for Aging Research. “We were surprised to learn that rehospitalizations did not explain any of the effect of delirium on cognitive decline.”

This reinforces delirium’s inclusion in the list of modifiable factors that raise the risk of future cognitive decline and dementia, such as hypertension, high cholesterol, smoking, hearing loss, and depression.

Although the study can’t demonstrate causation, the findings challenge a widely held notion that delirium is simply a marker of a sicker patient and strengthen an argument that delirium itself could shape long-term brain health. This underscores the importance of delirium prevention and management in older adults undergoing surgery, the authors said, especially since strategies already exist to effectively reduce delirium rates — many of them developed by Inouye and colleagues.

Monitoring brain health after surgery

The researchers looked at data from the Successful Aging After Elective Surgery (SAGES) cohort, a long-term observational study funded by the National Institute on Aging at the National Institutes of Health that followed 560 adults aged 70 and older, measuring their cognition every six months for three years, then annually afterwards for up to six years.

Using a detailed cognitive testing battery comprised of 11 different tests, Inouye and colleagues found that cognitive changes after surgery are complex and that delirium can influence cognition for up to five years after it occurs.

As they expected, the researchers found that patients who experienced postoperative delirium were rehospitalized more often, and each rehospitalization was linked with a drop in cognitive performance over time.

The researchers also used statistical methods to ask whether the number and type of rehospitalizations — such as ICU or post-acute care stays — could change or explain the strength of the link between delirium and long-term cognitive decline. Contrary to their initial expectations, adjusting for those rehospitalizations did not significantly change the impact of delirium on long-term cognitive decline.

“We saw that delirium was associated with cognitive decline at a rate faster than what we would normally see with mild cognitive impairment, and the effect was not mediated by rehospitalization,” said Tammy Hshieh, HMS assistant professor of medicine at Brigham and Women’s Hospital and co-first author of the study.

The work “reinforces the crucial need to better understand and prevent delirium in older adults,” said co-first author Zachary Kunicki, assistant professor at Warren Alpert Medical School.

The authors note that future work will be needed to understand the biological mechanisms through which delirium may lead to cognitive decline.

Inouye and colleagues are also exploring how this connection works in the other direction: understanding why dementia is a risk factor for experiencing delirium, and how neurodegeneration, inflammation, and frailty may reduce the aging brain’s resilience to stresses like surgery and hospitalization.

Da:

https://hms.harvard.edu/news/postoperative-delirium-stands-out-major-predictor-cognitive-decline#:~:text=A%20new%20study,to%20six%20years.













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