L’atollo che verrà salvato sradicando il 99% delle palme. Funghi rari ripristinano le foreste pluviali dell’Atollo di Palmyra, rivela uno studio recente. / The atoll that will be saved by eradicating 99% of its palm trees. Rare fungi are restoring the rainforests of Palmyra Atoll, a recent study reveals.

L’atollo che verrà salvato sradicando il 99% delle palme. Funghi rari ripristinano le foreste pluviali dell’Atollo di Palmyra, rivela uno studio recente. The atoll that will be saved by eradicating 99% of its palm trees. Rare fungi are restoring the rainforests of Palmyra Atoll, a recent study reveals.


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa



A Palmyra, un atollo nel Pacifico, le palme hanno soppiantato le specie native e compromesso la biodiversità: ora è partito un progetto di ripristino ambientale.

Palmyra è un atollo che fa parte dell'arcipelago delle isole della Linea, nel Pacifico centro-orientale; si trova sotto la giurisdizione degli Stati Uniti ma è di proprietà privata dell'ente The Nature Conservancy, ed è uno dei più importanti laboratori a cielo aperto dove si studia la conservazione della natura in un ambiente quasi completamente al sicuro dall'intervento umano. In realtà, il ruolo strategico di Palmyra è cambiato nel corso del tempo (tra le altre cose si era pensato di usarlo come discarica di rifiuti nucleari), ed è solo da qualche anno che il TNC, come raccontato su Science, l'ha trasformato nel teatro di un ambizioso esperimento di restauro ecologico e della biodiversità. Il metodo usato? Sradicare il 99% delle palme che ricoprono i 12 km2 dell'atollo.


Il problema delle palme. 

Le palme da cocco non sono piante native di Palmyra: la loro origine è in Thailandia e nelle Filippine, e solo 1.500 anni fa sono arrivate nel Pacifico, portate da marinai polinesiani che le utilizzavano come fonte di cibo resistente e dalla crescita rapida. A Palmyra sono arrivate galleggiando sui flutti (la noce di cocco può resistere per mesi alla deriva) e hanno colonizzato l'atollo: rispetto alle piante locali erano più resistenti alla siccità e alla salinità dell'acqua, e assorbivano l'umidità del suolo a un ritmo tale da lasciare presto senz'acqua le specie native. La trasformazione di Palmyra in una monocoltura ha avuto conseguenze anche sulla fauna locale: molti uccelli non amano fare il nido tra le palme, che sono troppo basse e instabili, e hanno abbandonato l'atollo; la migrazione ha ridotto la quantità di nutrienti (contenuti nel guano degli uccelli) nelle acque circostanti, decimando anche le popolazioni di razze che vi nuotavano. In poche parole, le palme hanno ridotto la biodiversità di Palmyra, e il TNC ha deciso di provare a ripristinarla.

Tabula rasa. 

L'unica risposta possibile di fronte all'invasione delle palme è la pulizia totale: il TNC possiede l'atollo dal 2000, ma solo di recente ha potuto dare il via al progetto di sradicare il 99% della popolazione di palme da cocco - prima c'era da risolvere il problema dei ratti, un'altra specie invasiva che crea grossi problemi alla biodiversità locale. Il programma di "liberazione dalle palme" è potuto così partire solo alla fine del 2019, e si è quasi subito fermato a causa della pandemia - gli ultimi volontari hanno lasciato l'isola lo scorso maggio.

Ora i lavori sono ricominciati, e dovrebbero finire entro il 2021; dopodiché si passerà alla fase successiva, nella quale il TNC ripianterà le specie native nella speranza che l'ecosistema originale cominci a riprendersi nel giro di qualche anno. «Non stiamo cercando di eradicare la popolazione di palma da cocco», è la loro spiegazione, «stiamo cercando di eliminare una monocoltura e dare una possibilità alla foresta nativa di riprendersi i suoi spazi.» Andrà a buon fine questo programma di "ripristino ambientale" su larga scala, o sarà un altro pasticcio con conseguenze impreviste?

Il Palmyra Atoll: Un Ecosistema Incredibile e Invisibile

Il Palmyra Atoll, situato nell’Oceano Pacifico settentrionale, rappresenta uno dei sistemi insulari più remoti del pianeta. Su quest’isola esiste un albero di foresta nativo, il pisonia (Pisonia grandis), che svolge un servizio ecologico fondamentale, offrendo siti di nidificazione a migliaia di uccelli marini. Il guano di questi uccelli nutre i coralli circostanti, ma una nuova ricerca ha rivelato che questo ciclo ecologico dipende da un partner invisibile: i funghi micorrizici simbiotici

ENGLISH

On Palmyra, an atoll in the Pacific, palm trees have displaced native species and compromised biodiversity: an environmental restoration project has now begun.

Palmyra is an atoll that is part of the Line Islands archipelago in the central-eastern Pacific. It is under the jurisdiction of the United States but privately owned by The Nature Conservancy, and is one of the most important open-air laboratories for studying nature conservation in an environment almost completely safe from human intervention. In reality, Palmyra's strategic role has changed over time (among other things, it was considered as a nuclear waste dump), and it was only a few years ago that the TNC, as reported in Science, transformed it into the site of an ambitious ecological and biodiversity restoration experiment. The method used? Eradicating 99% of the palm trees covering the atoll's 12 square kilometers.

The palm problem. Coconut palms are not native to Palmyra: they originated in Thailand and the Philippines, and only arrived in the Pacific 1,500 years ago, brought by Polynesian sailors who used them as a hardy, fast-growing food source. They floated to Palmyra (coconuts can remain adrift for months) and colonized the atoll. Compared to local plants, they were more resistant to drought and salinity, and absorbed soil moisture at such a rate that the native species soon became deprived of water. Palmyra's transformation into a monoculture also affected the local fauna: many birds dislike nesting among the palms, which are too low and unstable, and abandoned the atoll. This migration reduced the amount of nutrients (contained in bird droppings) in the surrounding waters, also decimating the populations of rays that swam there. In short, the palms reduced Palmyra's biodiversity, and the TNC decided to try to restore it.

A clean slate. The only possible response to the palm tree invasion is complete cleanup: the TNC has owned the atoll since 2000, but only recently was able to begin the project to eradicate 99% of the coconut palm population. First, there was the rat problem, another invasive species that poses serious problems for local biodiversity. The "palm tree liberation" program was thus able to begin only at the end of 2019, and was almost immediately halted due to the pandemic. The last volunteers left the island last May.

Work has now resumed and is expected to be completed by 2021. After that, the next phase will begin, in which the TNC will replant native species in the hope that the original ecosystem will begin to recover within a few years. "We're not trying to eradicate the coconut palm population," they explain. "We're trying to eliminate a monoculture and give the native forest a chance to reclaim its space." Will this large-scale "environmental restoration" program succeed, or will it be another mess with unforeseen consequences?

Palmyra Atoll: An Incredible and Invisible Ecosystem

Palmyra Atoll, located in the North Pacific Ocean, is one of the most remote island systems on the planet. This island is home to a native forest tree, the pisonia (Pisonia grandis), which performs a vital ecological service, providing nesting sites for thousands of seabirds. The guano from these birds nourishes the surrounding corals, but new research has revealed that this ecological cycle depends on an invisible partner: symbiotic mycorrhizal fungi.

Da:

https://www.focus.it/ambiente/natura/un-atollo-salvato-sradicando-le-palme

https://www.blog.it/funghi-rari-ripristinano-le-foreste-pluviali-dellatollo-di-palmyra-rivela-uno-studio-recente/?utm_source=welcoming&utm_medium=newsletter&utm_campaign=ecologia_ambiente


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