Le nuove linee guida pongono la medicina di laboratorio in primo piano nella cura dell'Alzheimer. / New guidance brings laboratory medicine to the forefront of Alzheimer's care

 Le nuove linee guida pongono la medicina di laboratorio in primo piano nella cura dell'Alzheimer. Il procedimento del brevetto ENEA RM2012A000637 è molto utile in questo tipo di applicazione.New guidance brings laboratory medicine to the forefront of Alzheimer's care. The procedure of the ENEA patent RM2012A000637 is very useful in this type of application.


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa



La rapida evoluzione della diagnostica della malattia di Alzheimer ha creato nuove opportunità, ma anche nuove sfide, per clinici e personale di laboratorio. Tra le numerose questioni importanti che verranno affrontate all'ADLM 2026, una in particolare, relativa alla cura dell'Alzheimer, sarà posta in primo piano: stiamo entrando in una nuova era nella diagnosi di questa malattia? La sessione "Trasformare la cura dell'Alzheimer: implicazioni delle nuove linee guida cliniche", moderata da Mari DeMarco, PhD, DABCC, FADLM, affronterà questo quesito esaminando le raccomandazioni recentemente pubblicate che stanno ridefinendo l'utilizzo delle tecniche di imaging e dei test sui biomarcatori. Riunendo esperti di medicina di laboratorio, neurologia ed imaging, la sessione esplorerà come questi progressi possano migliorare l'accuratezza diagnostica, supportando al contempo un'implementazione responsabile nella pratica clinica.

DeMarco, che interverrà anche come relatrice, inquadrerà la discussione collegando i progressi nella pratica clinica con il ruolo sempre più importante del laboratorio nella cura dell'Alzheimer. La sua presentazione sull'implementazione dei biomarcatori nei fluidi biologici affronterà le problematiche pratiche che i laboratori si trovano ad affrontare con l'introduzione di questi test nella pratica clinica di routine, tra cui la validazione del test, il controllo di qualità, la standardizzazione e la refertazione. Sebbene la scoperta scientifica attiri spesso la maggior parte dell'attenzione, la corretta implementazione dipende dalla capacità dei laboratori di fornire risultati affidabili di cui i medici possano fidarsi, ogni volta.

La dottoressa Gloria Chiang sposterà l'attenzione sull'imaging molecolare, dove la tomografia a emissione di positroni (PET) per l'amiloide e la proteina tau ha trasformato la capacità di visualizzare la patologia dell'Alzheimer in vivo. "Negli ultimi anni, l'imaging PET è diventato la pietra angolare per la rilevazione in vivo delle placche di beta-amiloide e dei grovigli neurofibrillari di tau nell'uomo", ha affermato la dottoressa Chiang.

La dottoressa Chiang spiegherà come la PET per l'amiloide svolga un ruolo cruciale nella conferma della patologia amiloide, nella determinazione dell'idoneità alle terapie mirate all'amiloide e nel monitoraggio della risposta al trattamento. La PET per la proteina tau, invece, si è affermata come un importante predittore del beneficio clinico derivante dalla terapia e del declino cognitivo a breve termine. Poiché i biomarcatori plasmatici continuano ad evolversi, la dottoressa Chiang dimostrerà perché la PET rimarrà uno strumento prezioso quando i risultati dei biomarcatori ematici sono equivoci.

Oltre ad esaminare le raccomandazioni più recenti, Chiang illustrerà ai partecipanti alcuni scenari clinici comuni, evidenziando quando la PET è appropriata e quando potrebbe non esserlo. Ad esempio, prescrivere una PET per l'amiloide ad un individuo cognitivamente sano con una forte familiarità per la malattia di Alzheimer è raramente appropriato, poiché molti individui positivi all'amiloide rimangono asintomatici per decenni. Chiang introdurrà anche il nuovo termine TRAC (Treatment-related amyloid clearance), sviluppato per armonizzare la descrizione della rimozione completa o parziale delle placche amiloidi da parte dei medici in seguito al trattamento. Utilizzando immagini cliniche di pazienti trattati, dimostrerà come la quantificazione PET aiuti a distinguere queste risposte ed ad orientare la gestione del paziente.

A complemento della prospettiva diagnostica per immagini, il Dott. Hamid Okhravi illustrerà le nuove linee guida per i medici sull'utilizzo dei biomarcatori ematici, un'area che ha suscitato grande interesse per il suo potenziale di rendere la valutazione dell'Alzheimer più accessibile e meno invasiva. "Il messaggio chiave che spero i partecipanti colgano è che le nuove linee guida per la pratica clinica forniscono una tabella di marcia pratica per integrare i biomarcatori ematici nel percorso diagnostico dei pazienti con deficit cognitivo", ha affermato Okhravi. "L'obiettivo è migliorare l'accuratezza diagnostica, favorire l'identificazione precoce della malattia di Alzheimer ed, in definitiva, migliorare l'assistenza al paziente."

La presentazione di Okhravi esaminerà le evidenze scientifiche a supporto dei biomarcatori ematici, le raccomandazioni pratiche per la loro integrazione nei flussi di lavoro clinici di routine ed i limiti che i medici dovrebbero riconoscere nell'interpretazione dei risultati. Piuttosto che sostituire il giudizio clinico, i biomarcatori ematici sono pensati per integrare la valutazione diagnostica complessiva edaiutare a identificare i pazienti che potrebbero beneficiare di ulteriori test o di nuove terapie disponibili. Okhravi affronterà anche importanti sfide di implementazione, tra cui la corretta selezione dei pazienti, l'interpretazione dei risultati e la necessità di un utilizzo basato sull'evidenza, poiché le terapie modificanti la malattia continuano a rimodellare la cura dell'Alzheimer.

Nel loro insieme, le presentazioni sottolineeranno un messaggio comune: nessun singolo test definirà il futuro della diagnosi di Alzheimer. Il progresso dipenderà dall'integrazione di biomarcatori di laboratorio affidabili, tecniche avanzate di imaging molecolare ed un'attenta consulenza clinica in una strategia diagnostica coordinata. Per i partecipanti, questa sessione offrirà molto più di un semplice aggiornamento sulle nuove raccomandazioni. Fornirà uno sguardo su come la medicina di laboratorio può contribuire a plasmare la prossima generazione di cure per l'Alzheimer.


ENGLISH


The rapid evolution of Alzheimer's disease diagnostics has created new opportunities, along with new challenges, for clinicians and laboratorians. Among the many important questions being explored at ADLM 2026, one timely question regarding Alzheimer’s care will be brought to the forefront: Are we entering a new era in Alzheimer's diagnosis? The session "Transforming Alzheimer’s Care: Implications of New Clinical Guidance," moderated by Mari DeMarco, PhD, DABCC, FADLM, will address that question by examining newly released recommendations that are reshaping the use of imaging and biomarker testing. Bringing together experts in laboratory medicine, neurology, and imaging, the session will explore how these advances can improve diagnostic accuracy while supporting responsible implementation in clinical practice.

DeMarco, who will also serve as a speaker, will frame the discussion by connecting advances in clinical practice with the laboratory's expanding role in Alzheimer's care. Her presentation on implementing biofluid biomarkers will tackle the practical realities laboratories face as these tests move into routine use, including assay validation, quality assurance, standardization, and reporting. While scientific discovery often attracts the most attention, successful implementation depends on laboratories delivering reliable results that clinicians can trust, every time.

Gloria Chiang, MD, will shift the focus to molecular imaging, where amyloid and tau positron emission tomography (PET) have transformed the ability to visualize Alzheimer's pathology during life. “In recent years, PET imaging has become the cornerstone for detecting beta-amyloid plaques and tau neurofibrillary tangles in vivo in humans," Chiang said.

She will explain how amyloid PET plays a critical role in confirming amyloid pathology, determining eligibility for amyloid-targeting therapies, and monitoring treatment response. Tau PET, meanwhile, has emerged as an important predictor of clinical benefit from therapy and near-term cognitive decline. As plasma biomarkers continue to evolve, Chiang will demonstrate why PET imaging will remain a valuable tool when blood biomarker results are equivocal.

Beyond reviewing the latest recommendations, Chiang will walk attendees through common clinical scenarios that illustrate when PET imaging is appropriate and when it may not be. For example, ordering an amyloid PET scan for a cognitively unimpaired individual with only a strong family history of Alzheimer's disease is rarely appropriate because many amyloid-positive individuals remain symptom-free for decades. Chiang will also introduce the new term treatment-related amyloid clearance (TRAC), which was developed to harmonize how clinicians describe complete versus partial removal of amyloid plaques following treatment. Using clinical images from treated patients, she will demonstrate how PET quantification helps distinguish these responses and informs patient management.

Complementing the imaging perspective, Hamid Okhravi, MD, will discuss new guidance for clinicians using blood biomarkers, an area that has generated tremendous excitement because of its potential to make Alzheimer's evaluation more accessible and less invasive. "The key message I hope attendees leave with is that the new clinical practice guidelines provide a practical roadmap for incorporating blood biomarkers into the diagnostic workup of patients with cognitive impairment,” Okhravi said. “The goal is to improve diagnostic accuracy, support earlier identification of Alzheimer's disease, and ultimately enhance patient care."

Okhravi's presentation will examine the scientific evidence supporting blood biomarkers, practical recommendations for integrating them into routine clinical workflows, and the limitations clinicians should recognize when interpreting results. Rather than replacing clinical judgment, blood biomarkers are intended to complement the overall diagnostic evaluation and help identify patients who may benefit from additional testing or newly available therapies. Okhravi will also speak to important implementation challenges, including appropriate patient selection, interpretation of results, and the need for evidence-based use as disease-modifying therapies continue to reshape Alzheimer's care.

Together, the presentations will underscore a common message: no single test will define the future of Alzheimer's diagnosis. Progress will depend on integrating reliable laboratory biomarkers, advanced molecular imaging, and thoughtful clinical guidance into a coordinated diagnostic strategy. For attendees, this session will offer more than an update on new recommendations. It will provide a glimpse into how laboratory medicine can help shape the next generation of Alzheimer's care.


Da:

https://myadlm.org/cln/cln-daily/2026/new-guidance-brings-laboratory-medicine-to-the-forefront-of-alzheimer-care?utm_campaign=july-cln-daily-email-Tuesday&utm_medium=email&_hsenc=p2ANqtz-9ap_apx_osX5QsdkcR5ZIO29mGBfYaaN-2-yX5dXrhx95--Z_vsKvUzvmkNtE031Tj3ikJ4nMyI-aCLz-hWVkZRqBVjgF_seJL0OKUvCnKaN_zzV8&_hsmi=430518596&utm_content=alzheimer%27s&utm_source=cln-daily-email



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