In occasione della Giornata Mondiale dell’epatite, facciamo il punto sull’epatite A, come si trasmette e si previene con il vaccino. / On the occasion of World Hepatitis Day, let’s take a look at hepatitis A—how it is transmitted and how it can be prevented through vaccination.

In occasione della Giornata Mondiale dell’epatite, facciamo il punto sull’epatite A, come si trasmette e si previene con il vaccino. / On the occasion of World Hepatitis Day, let’s take a look at hepatitis A—how it is transmitted and how it can be prevented through vaccination.


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa


Come ogni 28 luglio, oggi si celebra la Giornata Mondiale dell’epatite, il cui scopo è promuovere l’informazione e la conoscenza rispetto a questa patologia, di cui si parla ancora poco.

Non tutti sanno, per esempio, che di epatite non ce n’è soltanto una: con il termine ‘epatite virale’ si fa riferimento a un gruppo di patologie infettive causate da 5 virus diversi (HAV, HBV, HCV, HDV e HEV), che comportano un’infiammazione del fegato.

Scopriamo di più su una patologia di questo gruppo, l’epatite A insieme al professor Massimo Colombo, Direttore del Liver Center dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. 

Che cos’è l’epatite A

L’epatite A è una malattia infettiva acuta causata da un virus (HAV) che si riproduce nelle cellule del fegato. L’HAV è un picornavirus ed è la causa più frequente di epatite virale acuta, malattia particolarmente frequente nei bambini e nei giovani adulti.

Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dal SEIEVA (Sistema Epidemiologico Integrato delle Epatiti Virali Acute), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il numero di casi di Epatite A si è ridotto nel 2020: da un’incidenza di 0,8 casi per 100.000 abitanti nel 2019 si è passati a 0,2 casi su 100.000 nel 2020. 

Probabilmente ciò è dovuto ai ridotti contatti sociali dovuti alle misure di contenimento per la pandemia di Covid-19, che hanno contribuito a diminuire anche il rischio di contrarre altre malattie infettive.

“Ma, negli ultimi anni in Italia, è bene ricordare che la riduzione del contagio da epatite A, specie tra i bambini, è dovuta soprattutto all’innalzamento degli standard igienico-sanitari, essenziali per contrastare la diffusione della infezione”, afferma il professore.

La trasmissione del virus

“Benché i casi di epatite A risultino in flessione, la soglia di attenzione rispetto alla patologia deve rimanere alta. Per prevenire il rischio di contagio occorre anzitutto conoscere la modalità di trasmissione del virus, che si verifica per via feco-orale: il contatto con una quantità indosabile di feci infette determina il contagio nei soggetti non vaccinati e vergini di precedenti contatti con il virus” spiega l’esperto.

I fattori di rischio

È dunque essenziale porre attenzione ai fattori di rischio, che possono essere identificati con:

ingestione di alimenti infetti come frutti di mare crudi, ortaggi e quant’altro concimato con acque nere;

fonti idriche contaminate;

sesso non protetto, soprattutto in caso di pratiche oro-genitali;

scarsa igiene personale, soprattutto prima/durante la preparazione del cibo;

viaggi in zone endemiche;

contatto con soggetti infetti.

Rispetto a quest’ultima evenienza è bene ricordare che un soggetto è contagioso 7-10 giorni prima della comparsa dei sintomi di epatite, di solito l’ittero e l’escrezione fecale di particelle virali può continuare nelle settimane successive. 

I sintomi

La malattia ha un periodo di incubazione da 15 a 50 giorni e può decorrere senza sintomi specifici, soprattutto nei bambini (70% dei casi).

“I sintomi di epatite virale A - continua il Prof. Colombo - comprendono nella fase iniziale: 

dolori articolari;

febbre.

In seguito, si manifesta con: 

inappetenza, nausea transitoria, talvolta accompagnata da vomito; 

malessere generale e stanchezza;

prurito.

Soprattutto negli adulti la malattia è più severa e può causare l’ittero, ovvero la comparsa di un colorito giallognolo su cute, sclere (la parte bianca dell’occhio) e mucose visibili, dovuto ad accumulo di bilirubina nel sangue determinato dalla insufficienza epatica”, afferma il professore.

I sintomi persistono da 2 a 10 settimane, il decorso è benigno nella maggior parte dei casi, con: 

completa risoluzione del danno epatico;

permanente protezione immunitaria contro la reinfezione.

Come si diagnostica e come si cura

La diagnosi richiede un semplice esame di sangue, il dosaggio degli anticorpi IgM contro il virus. 

Il trattamento consta di:

sorveglianza clinica;

idratazione e nutrizione efficace sino alla spontanea guarigione. 

In rarissimi pazienti, per lo più con preesistenti malattie epatiche, l’epatite A richiede trattamenti salvavita.

La prevenzione dell’epatite A

La prevenzione dell’epatite A si gioca su una doppia corsia: il vaccino ed il rispetto delle norme igieniche. 

Il vaccino

Il vaccino contro HAV, efficace e ben tollerato, garantisce la prevenzione del contagio in ogni età. Viene somministrato per via intramuscolare e, in Italia, è disponibile sia in forma monovalente, sia combinata, in associazione a quello anti-epatite B.

La vaccinazione è consigliata ai soggetti a rischio, cioè coloro che: 

vivono in o devono visitare regioni endemiche; 

soffrono di malattie epatiche croniche;

sono familiari o contatti di persone affette da epatite A;

sono consumatori di sostanze illegali. 

In Regione Lombardia, la vaccinazione è gratuita per diverse categorie di soggetti tra i quali rientrano:

soggetti con epatopatie croniche; 

soggetti che fanno uso di droghe; 

uomini che fanno sesso con uomini (MSM - men who have sex with men);

bambini che viaggiano verso aree endemiche;

operatori della catena alimentare.

Il vaccino anti-epatite A è disponibile anche presso l’Ospedale San Raffaele Turro. 

Le norme igieniche

“È possibile evitare il contagio anche grazie ad alcune norme generali di igiene come:

non consumare frutti di mare crudi;
lavare con cura frutta e verdura; 
non bere acqua di pozzo;
La trasmissione del contagio è prevenuta lavando sempre con accuratezza le mani, soprattutto nelle fasi di igiene intima e prima di maneggiare alimenti/bevande”, conclude l’esperto

ENGLISH

As is the case every July 28th, today marks World Hepatitis Day—an initiative aimed at promoting awareness and understanding of this condition, which remains under-discussed.
Many people are unaware, for instance, that there is not just one type of hepatitis. The term "viral hepatitis" refers to a group of infectious diseases caused by five distinct viruses (HAV, HBV, HCV, HDV, and HEV), all of which lead to inflammation of the liver.

Let’s learn more about one of these conditions—hepatitis A—with Professor Massimo Colombo, Director of the Liver Center at the IRCCS San Raffaele Hospital in Milan.

What is hepatitis A?

Hepatitis A is an acute infectious disease caused by a virus (HAV) that replicates within liver cells. HAV, a type of picornavirus, is the most common cause of acute viral hepatitis—a condition that occurs particularly frequently among children and young adults.

According to the latest data from SEIEVA (the Integrated Epidemiological System for Acute Viral Hepatitis), coordinated by the Italian National Institute of Health (ISS), the number of hepatitis A cases declined in 2020: the incidence dropped from 0.8 cases per 100,000 inhabitants in 2019 to 0.2 cases per 100,000 in 2020.

This is likely due to the reduction in social contact resulting from containment measures during the COVID-19 pandemic, which also helped lower the risk of contracting other infectious diseases. “However, it is worth noting that in Italy, the recent decline in hepatitis A infections—particularly among children—is primarily due to improved hygiene and sanitary standards, which are essential for curbing the spread of the infection,” the professor states.

Transmission of the virus

“Although cases of hepatitis A are on the decline, we must remain highly vigilant regarding this disease. To prevent the risk of infection, it is crucial to understand how the virus is transmitted: it spreads via the fecal-oral route. Contact with even a minute, undetectable amount of infected fecal matter can lead to infection in individuals who have not been vaccinated and have had no prior exposure to the virus,” the expert explains.

Risk factor
It is therefore essential to be aware of the risk factors, which include:

ingesting contaminated food, such as raw shellfish, vegetables, or other produce fertilized with

untreated sewage;
contaminated water sources;
unprotected sex, particularly involving oral-genital contact;
poor personal hygiene, especially before or durin
food preparation;
travel to endemic areas;

contact with infected individuals.Regarding the latter, it is important to remember that an infected person can be contagious for 7–10 days before the onset of symptoms—typically jaundice—and may continue to shed viral particles in their stool for several weeks thereafter.

Symptoms

The disease has an incubation period of 15 to 50 days and may occur without specific symptoms, especially in children (in 70% of cases). “The symptoms of viral hepatitis A,” continues Prof. Colombo, “initially include:

joint pain;
fever.
Subsequently, it manifests with:

loss of appetite, transient nausea—sometimes

accompanied by vomiting;
general malaise and fatigue;
itching.

In adults, in particular, the disease is more severe and can lead to jaundice—a yellowish discoloration of the skin, the sclerae (the whites of the eyes), and visible mucous membranes—caused by an accumulation of bilirubin in the blood resulting from liver impairment,” the professor states.

Symptoms persist for 2 to 10 weeks; in most cases, the course of the illness is benign, resulting in:

complete resolution of liver damage;
permanent immune protection against reinfection.

Diagnosis and treatment

Diagnosis requires a simple blood test to measure IgM antibodies against the virus.

Treatment consists of:

clinical monitoring;

adequate hydration and nutrition until spontaneous recovery occurs.

In very rare cases—mostly involving individuals with pre-existing liver disease—hepatitis A may require life-saving treatment.

Prevention of hepatitis A

Preventing hepatitis A relies on two main approaches: vaccination and adherence to hygiene standards.

The vaccine

The vaccine against HAV is effective and well-tolerated, providing protection against infection at any age. It is administered intramuscularly. In Italy, it is available both as a monovalent vaccine and as a combined vaccine, paired with the hepatitis B vaccine.

Vaccination is recommended for individuals at risk—specifically those who:

live in or plan to visit regions where the virus is endemic; suffer from chronic liver disease;

are family members or contacts of individuals with hepatitis A;
use illegal substances.
In the Lombardy Region, vaccination is provided free of charge to several categories of individuals, including:
individuals with chronic liver disease;
individuals who use drugs;
men who have sex with men (MSM);
children traveling to endemic areas;
food supply chain workers.

The hepatitis A vaccine is also available at the San Raffaele Turro Hospital.
Hygiene practices

“Infection can also be avoided by following certain general hygiene practices, such as:
avoiding the consumption of raw shellfish;
thoroughly washing fruits and vegetables;

avoiding well water.

Transmission can be prevented by always washing one’s hands thoroughly—especially after using the toilet or attending to personal hygiene, and before handling food or drinks,” the expert concludes.

Da:

https://www.hsr.it/news/2021/luglio/epatite-a-cause-trasmissione-diagnosi

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